TSUNAMI DEMOGRAFICO:
UN QUARTO DELLA FORZA LAVORO VERSO LA PENSIONE
Un Paese di fronte a un rapido invecchiamento della popolazione dovrebbe mettere in atto, in via prioritaria, piani per gestire questa realtà.
In Italia, invece, questo tema viene utilizzato soprattutto come spauracchio per tagliare sul welfare. I dati ISTAT pubblicati di recente hanno confermato che nel 2025 i nuovi nati sono calati di un ulteriore 4% nei primi dieci mesi rispetto al 2024. Siamo arrivati a circa 355.000 nuovi nati, rispetto al periodo dei baby boomers, quando si superava il milione di nuovi cittadini. Ed è proprio quella generazione che si sta avviando verso la pensione, rappresentando sfide note da tempo. Forse varrebbe la pena riflettere anche sugli ultimi decenni e sui risultati ottenuti con i vari incentivi alla natalità.
Il problema non è solo demografico, ma investe l'intera struttura economica e sociale del Paese. Nei prossimi dieci anni andranno in pensione 5,3 milioni di lavoratori, quasi un quarto dell'attuale forza lavoro. Ciò avrà un forte impatto sulla pubblica amministrazione, ma anche il settore manifatturiero sarà pesantemente coinvolto. Rimane allora la domanda: come affrontare questo problema, sia dal punto di vista occupazionale che sociale?
Anche se si verificasse domani, una ripresa del tasso di fecondità avrebbe comunque effetti sul mercato del lavoro tra oltre vent'anni. Non possiamo neppure ignorare che le donne in età fertile sono a loro volta diminuite, per cui gli effetti sulle nascite sarebbero comunque limitati. Gli effetti dei cali del passato si faranno sentire anche sulle generazioni future. Investire sulle giovani famiglie è sacrosanto, ma non risolverà i problemi di invecchiamento nel medio periodo.
L'immigrazione, invece, è una soluzione necessaria, ma anche complessa. Il nodo principale resta l'integrazione: gli elevati tassi di povertà tra molti immigrati testimoniano quanto sia difficile creare un percorso di inserimento efficace. Per questo motivo, dobbiamo costruire ponti culturali, sociali ed economici per garantire un'integrazione reale.
È emerso ora il disegno di legge di iniziativa popolare presentato da Casa Pound, che ha superato le 50.000 firme necessarie. Quando in Europa si inizia a parlare di rimpatrio degli stranieri, dovrebbe suonare l'allarme. Si tratta di un ritorno a una logica nazionalista che in passato ha creato cittadini di serie A e di serie B, nonché conflitti. Inoltre, pensare al ritorno dei discendenti degli emigrati italiani, come previsto da questa iniziativa legislativa, è alquanto improbabile. E‘ irrealistico pensare che milioni di discendenti di italiani all'estero tornino in Italia nel prossimo decennio. La verità è che continuiamo a perdere i nostri migliori cervelli, perché tanti giovani vanno all’estero.
Non esistono scorciatoie su queste delicate materie. Ciò di cui abbiamo bisogno sono politiche a favore della conciliazione tra famiglia e lavoro, una riforma del mercato del lavoro per aumentare la partecipazione femminile, programmi di integrazione efficaci per gli immigrati e investimenti nell'automazione e nella produttività.
Il tempo stringe. Già oggi alcune lacune sono evidenti e ogni anno di ritardo nella definizione di una strategia complessiva rende più difficile e costosa la risposta. L'Italia non ha bisogno di slogan o soluzioni miracolose, ma di un progetto serio che guardi al futuro.
Alfred Ebner
